Descrizione del Sacro Monte Il Sacro Monte di Varese fa parte del
gruppo dei nove Sacri Monti prealpini del Piemonte e della Lombardia
inseriti nel 2003 dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio dell'Umanità.
Il paesaggio del monte Orona (o Monte di Velate) - posto all'interno
del Parco Naturale del Campo dei Fiori - lungo le cui pendici si
snoda la
strada
acciottolata, lunga più di due chilometri, che tocca le 14 cappelle,
è quello tipico delle prealpi varesine, l'altura era stata testimone
di rilevanti manifestazioni di fede, la cui origine sconfina addirittura
nella leggenda. Si vuole infatti che, nel luogo in cui si trova
il santuario dedicato alla Madonna (punto di arrivo del percorso
devozionale) già nel IV secolo esistesse una modesta cappella fatta
costruire da Sant'Ambrogio come ringraziamento per la vittoria sugli
ariani. Certa è l'esistenza in questo sito di un santuario romanico
del XI secolo costruito forse su un precedente edificio altomedievale.
Il Santuario, ormai insufficiente ad accogliere i pellegrini, fu
quasi interamente ricostruito nel 1472 su disegno dell'architetto
Bartolomeo Gadio; si mantenne tuttavia il preesistente impianto
con tre absidi. Ad un nuovo ampliamento cinquecentesco è dovuta
la navata aggiunta sulla destra.Ancora nella seconda metà del XV
secolo le beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Busto Arsizio,
divenute poi fondatrici dell'Ordine delle Romite Ambrosiane, si
ritirarono in un romitorio adiacente al Santuario. Fu proprio una
delle romite del monastero, suor Maria Tecla Cid, a concepire all'inizio
del XVII secolo l'idea di un percorso capace di mettere agevolmente
in comunicazione la pianura
di
Varese con il santuario ed il borgo sul monte di Santa Maria, offrendo
il conforto di soste e l'occasione di meditare sui Misteri del Rosario.
Nel 1604 fu convocato l’architetto Giuseppe Bernascone vero regista
artistico della realizzazione dell'intero complesso devozionale.
Il Sacro Monte di Varese fu costruito dopo il Concilio di Trento.
I lavori iniziarono nel 1604, lungo i due chilometri di un percorso
acciottolato che mostra i Misteri del Rosario, divenuti popolari
a partire dalla battaglia di Lepanto (1571).La costruzione del Sacro
Monte di Varese fu molto più rapida di quella di altri Sacri Monti
e tredici delle quattordici cappelle previste furono terminate entro
il 1623. Nel 1698 i lavori risultavano completati nella forma attuale,
le cappelle realizzate dal Bernascone sono quattordici, una in meno
dei Misteri del Rosario, poiché il santuario – meta del percorso
– assume la funzione di quindicesima ed ultima cappella La rapidità
dei lavori nei primi venti anni della Fabbrica del Ss. Rosario (che
apparve a quei tempi cosa miracolosa) fu frutto non solo delle disponiblità
finanziarie, ma anche da indubbie capacità organizzative di Padre
Aguggiari e degli altri "deputati della Fabbrica": i tanti tipi
di diversa manodopera necessaria (muratori, carpentieri, stuccatori,
ecc.) furono reclutati con cedole di appalto esposte nei mercati
di Como, Lugano e Varese Lo stile architettonico delle cappelle,
degli archi trionfali e delle fontane è variegato, ispirato ai modi
stilistici del manierismo. Le statue e gli affreschi che ornano
le cappelle costituiscono nel loro complesso un’elevata testimonianza
dell’arte sacra seicentesca in area milanese
COME SI RAGGIUNGE IL SACRO MONTE E LA VIA DELLE 14 CAPPELLE
Da Varese si segue la strada per Rasa e Brinzio, andando a superare
S.Ambrogio. Subito dopo esaurienti segnalazioni stradali invitano
a piegare a sinistra in direzione S. Maria del Monte e Campo dei
Fiori. Così facendo in breve si raggiunge la grande porta marmorea
in prossimità della Prima Cappella dove si parcheggia l’auto (ampio
parcheggio). Dalla porta marmorea si inizia a salire a piedi sul
largo viale acciottolato che, con percorso obbligato, tocca tutte
le 14 cappelle. Il percorso, con lunghi rettifili ed alcune ampie
curve guadagna quota tranquillamente offrendo anche buoni spunti
panoramici sul Lago di Varese e sull’urbanizzata area varesina.
La bella passeggiata si conclude a Santa Maria del Monte.